Se osservi come ti comporti quando fai shopping noterai che con alcuni capi c’è un sì immediato, con altri c’è una risonanza che a volte si perde nel tragitto negozio-casa, con altri ancora c’è incertezza, quasi convinzione per un no e poi alla fine si rivelano i preferiti.
C’è della psicologia dietro l’abbigliamento, vediamola!
I capi wow: quando il sì è immediato
Esistono capi che li provi e lo sai già che fanno per te, con loro non c’è bisogno di chiederti “ma starà con cosa?”, non c’è bisogno di immaginare l’occasione giusta. Il capo trova corrispondenza con qualcosa che già esiste nella tua identità, nel modo in cui ti percepisci quando ti senti più te stessa. È il capo coerente con chi sei, o con chi sai di essere, può non essere il più bello in assoluto, né il più originale, nonostante questo ti colpisce, ti attira, lo senti immediatamente nelle tue corde.
La teoria dell’identità estesa di Belk descrive bene questo meccanismo: tendiamo a riconoscere come nostri gli oggetti che amplificano o confermano il senso di sé. Il capo wow è quello che si intona con la nostra storia e la racconta al meglio.
I capi-miraggio: il sì che diventa no
Poi ci sono i capi che ti convincono nel camerino e poi indossati nel quotidiano ti deludono. E con la delusione spesso arriva qualcosa di più fastidioso, uno sguardo critico su di te, su come appari, su quello che non funziona.
Il meccanismo di fondo è quasi sempre lo stesso: hai visto quel tipo di capo su qualcun’altra, ti ha colpita, hai cercato di replicare quell’effetto. La psicologia sociale chiama questo processo comparazione sociale verso l’alto, e funziona da motore potente nelle scelte estetiche. Il problema è che quell’effetto che ti aveva colpita non era fatto solo del capo, era fatto di tutto il contesto che c’era intorno, vale a dire il corpo della modella, la postura, i colori dell’ambiente e tutto il resto dell’immagine.
Li chiamo capi-miraggio perché c’erano, sembravano reali soluzioni, ma non lo erano per davvero, almeno non in quel momento.
I capi enigma: il dubbio che poi si rivela un sì
La terza categoria è per me la più interessante e anche la più misteriosa. Sono i capi davanti ai quali c’è esitazione. Qualcosa attrae ma qualcosa frena. Si esce dal camerino con una sensazione di quasi no, e poi per ragioni che faticano a spiegarsi, diventano i preferiti.
Cosa succede in quel dubbio? Probabilmente quel capo propone qualcosa che ancora non si sa nominare, una versione che è autentica ma non ancora familiare.
La differenza rispetto al capo-miraggio è sottile ma sostanziale, nel miraggio l’attrazione è verso altro, nell’enigma è verso qualcosa di proprio che non si risconosce ancora del tutto. In definitiva sono poi dei capi rivelazione.
Qual è il comun denominatore?
Quello che accomuna questi tre meccanismi è che nessuno riguarda davvero l’abbigliamento in sé, riguardano il rapporto con la propri aimmagine, tra il sé ideale e quello reale.
Fare shopping lungi dall’essere un’attività frivola o neutra è molto di più, può diventare un’esperienza di ascolto e osservazione delle proprie voci interiori, la prossima volta che fai shopping, osserva non il vestito, te!
