Ti sarà capitato, in occasione di una cerimonia, di un evento lavorativo o semplicemente in una giornata storta, di voler indossare qualcosa di nuovo. La spiegazione più diffusa punta il dito verso la moda e il marketing. È innegabile che siamo bombardati da stimoli costanti, tuttavia questa spiegazione non è sufficiente. C’è qualcosa di più strutturale che ci riguarda dall’interno. Quando desideriamo un capo nuovo, spesso non stiamo cercando un semplice abito. Quello che stiamo cercando è un aggiornamento di rappresentazione, qualcosa che corrisponda a una versione di noi in fase di mutamento.
A volte il desiderio nasce dalla complicità di cambiamenti esterni, come un nuovo posto di lavoro o un nuovo ruolo. Altre volte si tratta di un fenomeno puramente interno, legato al concetto di obsolescenza. Ai nostri occhi, gli oggetti perdono più o meno rapidamente la loro carica di novità. Ciò che era nuovo diventa, a poco a poco, familiare. Il nostro cervello è programmato per rispondere con entusiasmo a tutto ciò che è nuovo e potenzialmente interessante, ma con il tempo smette di farlo. Tecnicamente questo meccanismo si chiama adattamento edonico, ed è documentato fin dagli anni ‘70 dagli studi di Philip Brickman e Donald Campbell.
La combinazione tra il bisogno di aggiornamento identitario e l’adattamento edonico produce quella sensazione periodica di “voglia di qualcosa di nuovo”. In realtà, non sono i vestiti a mancare. Manca la risposta emotiva che quei capi producevano quando erano nuovi, e manca la corrispondenza tra chi siamo oggi e chi eravamo quando li abbiamo scelti.
Capire questo meccanismo non elimina il desiderio di novità e, forse, non dovrebbe nemmeno farlo. Permette però di porsi ulteriori domande su cosa si muova realmente all’interno di noi. Possiamo inoltre tenere conto di un altro elemento. Spesso questo bisogno si presenta di fronte a situazioni inedite, dove pensiamo di dover indossare qualcosa di nuovo. Ma ci chiediamo: nuovo per chi? Se il bisogno è nostro, la risposta può essere un capo nuovo. Se invece pensiamo di doverlo fare per gli altri, consideriamo che ciò che è “vecchio” per noi è ancora sconosciuto e nuovo per chi ci guarda. Infine, se si tratta di un capo collaudato che riceve spesso complimenti, possiamo fidarci e lasciarlo agire: continuerà sicuramente a fare la sua bella figura.
Di sicuro continuerà a fare la sua bella figura.
