Davanti allo specchio
C’è una situazione che mi ha sempre incuriosito e riguarda quel momento in cui si è davanti allo specchio, ci si sta preparando per un momento importante si prova un vestito che sembra non andare bene, ne segue un secondo, un terzo, nulla sembra funzionare, fino che ad un certo punto magari a causa della mancanza di tempo si arriva alla scelta.
Ecco quello che mi incuriosisce è il che cosa sia accaduto a quel punto, cosa abbia spinto ad una opzione facendo scartare le altre.
Cosa tendiamo a scegliere
Mi sono interrogata su possibili casistiche relative all’abbinamento scelto e queste mi sembrano le più plausibili:
Il capo-rifugio: è quello conosciuto, già utilizzato e associato a esperienze positive. Riduce l’incertezza perchè sappiamo già come veste, quanto è comodo, come abbinarlo.
Il capo più neutro: è quello che minimizza il rischio di sbagliare. Può essere meno originale, ma appare appropriato in molti contesti.
Il capo più funzionale: è scelto perché consente di muoversi, lavorare, viaggiare insomma essere indossato senza disagio.
Il capo che nasconde: è quello che può prevalere quando emergono insicurezza corporea o ansia sociale, e un indumento più coprente, largo, scuro o strutturato viene percepito come più sicuro.
Il primo capo : quello che si era provato per primo può essere il risultato di una riduzione della fatica decisionale, il capo non deve più essere valutato, soltanto accettato
Una dinamica faticosa
A quel punto non è detto che sia stato trovato il vestito perfetto, anzi è molto probabile che non si stia indossando quello che rende piena soddisfazione, piuttosto è presumibile che venga indossano ciò che ha ridotto l’incertezza, il disagio o il rischio di sbagliare.
A lungo andare secondo me questa dinamica affatica, porta degli strascichi nel rapporto con il proprio guardaroba, nell’immagine di sè e verso quello che comunemente si intende con il concetto di gusto e del sapersi vestire.
In questo modo una difficoltà circoscritta alla decisione può estendersi all’immagine di sé e al senso di competenza personale.
Come possiamo allora evitare o ridurre i momenti di frustrazione davanti allo specchio?Le azioni possono avvenire in tre momenti: prima, durante e dopo la scelta.
Prima
Prima di un evento importante si possono creare in anticipo alcune opzioni già validate, provandole in condizioni di calma in questo modo la decisione non viene lasciata interamente al giorno dell’evento, quando pressione e autoconsapevolezza possono alterare la percezione del corpo e dell’abito.Il risultato dovrebbe essere un piccolo guardaroba composto da combinazioni già sperimentate.
Durante
Durante la scelta si può lavorare sul processo decisionale. Molte decisioni diventano interminabili perché i criteri (contesto, comodità, valorizzazione, etc.) sono tutti contemporaneamente importanti, mentre risulta utile stabilire una gerarchia. Così in base all’occasione ci sarà la volta che si prediligerà il dress code legato al contesto, la volta in cui sarà più importante l’estetica e quella in cui a prevalere sarà la comodità.
Inoltre potrà essere utile introdurre una regola di arresto che potrà essere:“Posso provare al massimo tre combinazioni. Scelgo quella che risponde ai criteri principali e non la riapro».
Dopo
E per finire, dopo la scelta un passaggio importante e delicato riguarda il giudizio sul risultato che spesso diventa globale sull’identità.
Il capo può essere sbagliato per taglio, tessuto, proporzione, occasione o stato d’animo, non per questo l’intera immagine deve essere messa in discussione o denigrata.
Collegato al giudizio vi è poi un fattore di memoria, quello che si ricorda spesso è il panico davanti all’armadio, il numero di cambi, il dubbio, ciò che non piaceva del corpo, in definitiva viene ricordato il processo frustrante a questo diventa utile sostituire una memoria di successo per interrompere il ciclo.
Conclusioni
In definitiva il traguardo non è uscire di casa con la certezza di indossare il vestito perfetto, ma con la sufficiente fiducia che il vestito scelto sia adeguato alla situazione e che, in ogni caso, una scelta imperfetta non definisca la persona.
