Qualche giorno mi stavo facendo delle foto con il cellulare in modalità selfie dovendole inviare per allegarle ad una presentazione e mi sono ritrovata in una situazione già vissuta.
Ecco di cosa si tratta: scatto 4-5-6 foto e lì per lì non me ne piace nessuna, scelgo comunque quella che mi sembra la meno peggio, poi le foto rimangono lì nel cellulare e quando le riguardo qualche giorno dopo non mi sembrano poi così male, eppure sono sempre io, quella in foto e quella che giudica, allora cosa è cambiato?
La psicologia dietro ad uno scatto
Mi sono interrogata e sono arrivata ad alcune conclusioni:
Guardare vs. giudicare: quando ci scattiamo una foto non la guardiamo, la giudichiamo.
Sotto la lente della pressione del giudizio, unita al risultato che vogliamo ottenere, diventiamo molto severi.
Quello che altri non avrebbero nemmeno notato per noi diventa motivo di critica.
Dopo qualche giorno il giudizio si affievolisce diventando più benevolo così come la pressione sul risultato.
Otteniamo così una valutazione più positiva della nostra immagine.
Il peso delle aspettative: proprio per il risultato che ci proponiamo (nel mio caso una bella foto da allegare alla mio bio) le aspettative si elevano.
Si crea un circolo vizioso e poi successivamente con il sciogliersi delle aspettative il giudizio si ammorbidisce.
L’illusione poter avere di più/fare meglio: sul momento mentre scattiamo una foto abbiamo l’illusione di avere tutti gli scatti del mondo per catturare quello perfetto.
In realtà anche se il primo potrebbe funzionare ci diciamo che non è abbastanza, che si può fare meglio e questo spinge a non accontentarsi.
Qualche giorno dopo invece la spinta all’irraggiungibile perfezione lascia il posto al buonsenso e complice il distacco emotivo si fa strada una maggiore obiettività.
Bias di familiarità: c’è poi un meccanismo cognitivo che fa sì che più guardiamo qualcosa, più diventa familiare e per questo più ci piace.
Ed ecco che qualche giorno dopo i nostri selfie che magari abbiamo intercettato qualche volta aprendo la nostra gallery sono diventati più amici e per questo più “belli”;
Disinnescare il giudizio
In definitiva quello che ho imparato da quest’analisi è che la nostra percezione non è fissa (un giorno mi vedo “inguardabile”, due giorni dopo “non male”) e che il punto critico non è tanto come veniamo nello scatto di un determinato momento quanto come ci guardiamo in quel momento.Allora come fare per disinnescare la carica del giudizio allo scatto delle foto?
Abbassare il volume del giudizio: per dirla con la teoria della discrepanza del sé (secondo lo psicologo Higgins ci sono tre livelli che caratterizzano il nostro sé: reale – come ci vediamo -, ideale – come vorremmo essere – , normativo – come dovremmo essere) possiamo impegnarci ad abbassare il volume del sé normativo, osservandoci in modo descrittivo, limitando cioè l’uso degli aggettivi e precisando in modo concreto quello che ci piace e non ci piace;
Favorire il distacco emotivo: dopo aver scattato qualche foto evitare di guardarle subito, lasciando passare un po’ di tempo per rivederle in un secondo momento in modo da non guardarle a caldo e lasciando che l’emozione si stemperi un po’;
Darsi un tempo circoscritto e un numero preciso di scatti per limitare l’effetto della ricerca della perfezione.
Da tenere a mente dallo scatto allo scarto!
